Amministrative, Ali: “Basta nomi, ci sia tavolo programmatico”

«Basta nomi, ci sia un tavolo programmatico per la città». E’ il nuovo appello che rivolge l’avvocato Oreste Agosto in rappresentanza del gruppo “Ali per la Città”, in vista delle prossime elezioni amministrative a Salerno. «E’ ormai chiaro a tutti che, se pure gli inviti, le sollecitazioni e gli ultimatum, dovessero portare alla designazione del candidato da parte di alcune forze politiche, ci sarebbe poco da festeggiare. Anzi», spiegano i componenti di “Ali per la Città”. «Infatti, la nomina sarebbe il segnale evidente del fallimento di qualsiasi tentativo di comune azione tra formazioni che, pur nelle logiche diversità, dovrebbero esprimere il comune desiderio di una Città più aperta, più innovativa, più attenta all’ambiente, più equa nella gestione dei ‘beni della intera Comunità’. Un fronte disunito e confuso non produce altro effetto di una deludente sconfitta. Non solo degli uomini, ma anche delle idee che essi rappresentano. Non si partecipa alle competizioni cittadine per far prevalere il proprio colore. Lasciamo che questo avvenga a livello nazionale. La Città ha bisogno di un contributo di libertà, di una partecipazione emotiva, di una condivisione di scelte secondo l’unico obiettivo della dignità della vita». «Tutto questo deve essere necessariamente condiviso da coloro che hanno davvero intenzione di candidarsi nell’interesse della Comunità, impegnandosi a concretizzare ciò che è buono e giusto per tutti, non per il gruppo politico e i sostenitori che li hanno espressi. Ali per la Città ha da sempre sostenuto che la sintesi non va fatta su un nome, ma sulle idee e su un programma. E, ritiene che gli accordi su chi designare non possa essere frutto di valutazioni ideologiche o di superiori imposizioni politiche interessate, magari, a precostituire spazi da gestire e poteri da condividere, non progetti da realizzare. Per questi motivi, non possono essere consentite predominanze. Le ‘stellette’ debbono essere acquisite sul campo della dialettica e del confronto. La profondità della crisi impone di mettere da parte egoismi e personalismi, di dimenticare divisioni e di sedersi insieme, intorno ad un tavolo, per discutere di cose concrete, non dei posti da occupare», concludono.

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