Ecoballe e differenziata, indagato Vincenzo De Luca

di ANDREA PELLEGRINO

Si aggiunge ai venticinque già iscritti sul registro degli indagati della Procura di Napoli: c’è anche il vice Fulvio Bonavitacola. TUTTI I COINVOLTI

Omissione d’atti d’ufficio per la mancata realizzazione degli impianti e incremento della raccolta differenziata. Questa l’accusa rivolta dalla procura di Napoli nei confronti di Vincenzo De Luca, che insieme al suo vice Fulvio Bonavitacola, entra nella maxi inchiesta coordinata dalla stessa Procura e affidata ai carabinieri del Noe, che coinvolge, in tutto, ventisei persone. La vicenda riguarda il mancato smaltimento delle ecoballe e la gestione del ciclo dei rifiuti nel suo complesso, nonché il mancato commissariamento degli enti inadempienti agli standard imposti dall’Unione Europea. De Luca, in particolare, risponde secondo l’accusa dei magistrati, anche della mancata attivazione “delle funzioni di vigilanza e dei poteri sostitutivi” assegnati a Palazzo Santa Lucia per uscire dall’impasse sulla raccolta differenziata a Napoli.

GLI INDAGATI
Il nome del governatore della Campania compare in un avviso di proroga delle indagini firmato dai pm della Procura di Napoli, De Renzis e Vanacore. Ventisei, dunque, gli iscritti sul registro degli indagati. Quindi l’assessore regionale all’ambiente e vicepresidente Fulvio Bonavitacola, l’assessore del comune di Napoli, Raffaele Del Giudice, l’ex dirigente di Sapna, Andrea Abbate. Ma ancora la dirigente del settore ambiente della Regione Campania, Anna Martinoli, poi Maria Teresa Celano, Gabriele Gargano, Roberto Casini, Francesco Iacotucci, Giovanni Cestari, Mauro Ferrara, Francesco Mascolo, Giuseppina Napolitano, Lucia Pagnocci, Michele Palmieri, Adelaide Pollinaro, Francesco Prisco, Valeria Ruocco, Maria Salerno, Vincenzo Salzano, Luca Scriman, Roberta Sivo e Antonio Raimondo. «L’inchiesta della magistratura sulla gestione rifiuti in Campania, che da ieri annovera tra gli indagati anche il governatore De Luca, accende i riflettori su una strategia che si è rivelata assolutamente inefficace per una regione che ha portato l’Italia sotto procedura d’infrazione europea. Piuttosto che puntare su un ciclo di rifiuti virtuoso, con incremento della differenziata e impiantistica compost, dal 2015 la Regione ha concentrato la gran parte delle risorse nell’operazione ecoballe, rivelatasi fallimentare», il commento di Maria Muscarà, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle. «Senza contare che nell’ultimo anno e mezzo la situazione è addirittura peggiorata a causa del Covid, con le difficoltà legate allo smaltimento di dispositivi di protezione e all’incremento, inevitabile, del monouso. Il risultato è che oggi ci troviamo esattamente ai livelli di sei anni fa, con poco più del 12% di ecoballe smaltite, percentuali di differenziata lontane anni luce dagli obiettivi fissati e nessun impianto per lo smaltimento di rifiuti speciali, esportati in paesi esteri che contribuiamo ad arricchire grazie a una nostra “risorsa” o che rischiamo addirittura di avvelenare, come nel caso della Tunisia», conclude.

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