Elezioni telematiche: la nuova frontiera dell’UNISA?

di Sabrina Gambaro

Alle 18.00 del 25 marzo nessun’altra scheda elettorale è stata compilata ed inserita nelle grandi scatole contenenti la prossima rappresentanza studentesca dell’Ateneo di Fisciano (o almeno è quello che avremmo detto tre anni fa).

Quest’anno, causa Covid, le elezioni studentesche dell’Università degli studi di Salerno si sono spostate sulle piattaforme telematiche: dalle sottoscrizioni alla campagna elettorale completamente social!

I candidati si sono “scontrati” a colpi di post, messaggi e video di presentazione e di auguri fatti da alcune delle “celebrità” fiscianesi per invitare al voto.

Una campagna più attiva che mai (forse anche troppo invadente) ma che, nonostante non abbia coinvolto le aule e i corridoi universitari, ha inaspettatamente portato ad un risultato mai visto prima: al voto quasi 13.000 studenti, ben il 66% della popolazione votante!

Una felice sorpresa e riscoperta delle mille opportunità, sia in termini fattuali che ecologici, che l’internet ha da offrire e, probabilmente, non solo per quest’anno.

Infatti, come già anticipato agli studenti dal Professor Francesco Colace, membro della commissione elettorale, il futuro dell’UNISA potrebbe davvero vertere sul voto telematico anche per i prossimi anni ma accompagnata da una campagna anche in presenza, l’aspetto che più è mancato ai “veterani”. Una scelta sia ecologica, in quanto evita l’uso massiccio di carta e riduce la produzione di rifiuti, ma anche sociale.

La partecipazione attiva studentesca, infatti, non è mai stata così alta e che prospetta di aumentare ancora di più per i prossimi anni. Un feedback positivo sulle modalità di voto, anche se non altrettanto positivo sulle modalità di propaganda. Quest’ultima, seppur un po’ ‘invadente’, ha raggiunto e riavvicinato all’università soprattutto le matricole, che si sono cimentati in prima persona con entusiasmo candidandosi o supportando attivamente i loro ‘leader’.

Una misura ‘straordinaria’ resa necessaria a causa dell’emergenza sanitaria, ma che in realtà ha rivelato una nuova e migliore via al futuro della politica universitaria, più partecipata, inclusiva e più rispettosa dell’ambiente.

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