L’Italia compie 160 anni, tra questione meridionale e gap vari

di Piergiorgio Laguardia

Il 17 marzo 1861 nacque l’Italia unita, dopo una intensa battaglia portata avanti soprattutto da Giuseppe Garibaldi, l’esecutore insieme alle camicie rosse, e da Camillo Benso Conte Di Cavour, la mente. Formalmente il Regno Delle Due Sicilie fu annesso al Regno Di Sardegna, ma l’annessione si è da subito rivelata difficile perché l’Italia ha sempre corso a due velocità, da una parte le narrazioni del nord produttivo e moderno e dall’altra quelle del sud arretrato e nullafacente.

Ma andiamo per gradi: fatta l’annessione, c’era una parte di popolazione meridionale, stremata dalla povertà, che non si riconosceva nei Savoia e ciò poi determinò il fenomeno del brigantaggio, che fece dare alla macchia molti padri di famiglia. L’errore che si commise allora fu quello di liquidare i briganti ed il brigantaggio come un fenomeno criminale da soffocare nel sangue: ci volle una visita del ministro Zanardelli all’incirca nel 1902 per dire a chiare lettere che nel Mezzogiorno d’Italia dissanguava la miseria, piaga economica e sociale che causava il brigantaggio.

Da allora sono sempre mancate politiche di coesione territoriale : infatti già la politica industriale di Giolitti al sud toccò solamente Bagnoli a Napoli con il suo stabilimento industriale, ma non fu coinvolto il Mezzogiorno intero. Infatti, come dimostra la mappa del tasso di insediamento produttivo nelle regioni italiane pubblicata sulla pagina del movimento di Pino Aprile, si registra un clamoroso gap.

Non è diversa la situazione anche per quanto riguarda le infrastrutture, come scritto dal meridionalista Roberto Napoletano nel suo libro ‘ La Grande Balla’: mentre al Nord c’è un maggiore traffico di treni ad alta velocità ed un maggiore parco treni per i quali i collegamenti tra le città sono frequenti e veloci, al Sud invece si manifesta la situazione opposta.

Il Sud però non è una terra povera ed arretrata; è una terra con delle grandissime potenzialità su cui mai nessuno ha voluto puntare e scommettere su un progetto ad ampio respiro. Il Sud che è stato ulteriormente penalizzato dalla riforma D’Alema del 2001, lo stesso Sud nel quale non vengono erogate risorse anche in sanità per garantire i Lea o Lep, lo stesso Sud che se fosse stata approvata la riforma sull’autonomia differenziata sarebbe caduto sotto i colpi dell’iniquità.

Il Recovery Fund però ha anche una ( se non l’unica o tra le pochissime) condizionalità positive: costringe ad investire nel Sud, nelle imprese e nel capitale umano del Sud, perché senza il meridione non può correre nemmeno l’economia settentrionale. Il Recovery Fund però ci verrà erogato in maniera estremamente lenta ed in misura minore rispetto a quanto annunciato e per questo motivo anche questa occasione è forse destinata al fallimento. Probabilmente l’ipotesi più auspicabile è quella di una Italia unita, unita contro le ingerenze straniere che trovano terreno fertile nella spaccatura Meridione/Settentrione, perché anche se oggi l’Italia compie 160 anni forse bisogna fare ancora sia l’Italia che gli italiani.

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