Il giro del mondo secondo Darinka

di Giovanna Naddeo

Il nome è esotico ma è italianissima. Darinka Montico, nata e cresciuta a Baveno, sul Lago Maggiore, dall’età di 19 anni gira il mondo realizzando il suo più grande sogno: viaggiare, fotografare e scrivere. Una delle poche donne ad aver attraversato l’Italia a piedi, da sud a nord, e senza versare un obolo, è ora partita per un’altra avventura: il giro del mondo in bicicletta in solitaria. “The Never Ending Road- Cycling & Sailing Around The World”, questo il titolo della sua nuova avventura.

Com’è nata la sua passione per i viaggi e quanti Stati ha visitato finora?

Sin da piccola ho avuto la fortuna di girare il mondo con i miei genitori. Da adolescente, durante un viaggio a Londra, rimasi folgorata da quella città così multiculturale, cosmopolita e così decisi che mi sarei trasferita lì dopo il liceo. E così feci. A 19 anni, subito dopo la maturità, sono volata a Londra e mi sono iscritta all’università. Successivamente, ho vissuto in tanti angoli del globo come Canada, Australia, Stati Uniti e Laos. Quanti Paesi ho visitato? Non li conto da un po’: l’ultima volta l’elenco arrivava a 60.

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Nel 2015 è uscito il suo esordio letterario, “Walkabout” – libro, per l’inciso, presentato anche a Salerno – in cui racconta il suo viaggio per l’Italia, un viaggio in solitaria, senza soldi e con i piedi come unico mezzo di locomozione. Quasi 3000 i chilometri percorsi in sette mesi e dieci giorni di cammino. Come ha fatto?

Grazie al web e ai social network molte persone sono venute a conoscenza del mio progetto e hanno offerto di ospitarmi in cambio di un po’ di compagnia o una semplice chiacchierata. Anche Radio Deejay ha preso a cuore la mia storia e, grazie a questa visibilità, in molti mi hanno offerto un tetto. Ma è capitato anche che non avessi nulla di organizzato, che modificassi i miei piani trattenendomi a parlare con le persone del posto, raccogliendo i loro sogni. Per quanto riguarda Salerno, ci sono stata tre volte perché lì vivono alcuni cari amici. Una città davvero molto bella.

A proposito di sogni, un elemento che non può mancare nei suoi viaggi è la “scatola dei sogni” in cui raccoglie, appunto, i sogni delle persone che incrocia sul suo cammino. Qual è il più diffuso?

Durante il mio viaggio in Italia ho scoperto che la maggior parte delle persone sogna la felicità. Non nascondo che inizialmente mi sembrava banale però poi mi sono fatta un’idea. Ho aperto il dizionario dei sinonimi e contrari e, tra i vari contrari, ho trovato “paura”. Il popolo italiano ha paura, forse impressionata dalla televisione e dai media. C’è una grande percezione della paura e del pericolo. Eppure, guardando il Paese da fuori la situazione è del tutto diversa. Le statistiche internazionali parlano chiaro. E’ una percezione erronea e falsificata.

Per una donna è più pericoloso intraprendere un viaggio sola? Ha mai riscontrato difficoltà?

Dipende. A volte è più semplice trovare ospitalità perché la gente ti vede indifesa, più vulnerabile e fragile, altre volte qualcuno spera in un secondo fine. Mi è capitato di imbattermi in alcuni “marpioni”, questo sì. Per il resto, non ho mai subite violenze o aggressioni. Sono riuscita sempre a cavarmela e a combattere contro tutto e tutti, pregiudizi inclusi.

Di quanti litri è il suo zaino? E’ sempre lo stesso o lo cambia di volta in volta?

All’incirca 45-50 litri. Attualmente mi trovo in America Latina e uso le borse della bicicletta come bagaglio. Ho costruito una piccola casetta su ruote con tanto di tenda, utensili per la cucina e pannelli solari. Sono completamente autonoma.

Viaggiare è scambio di saperi e sapori. Sente nostalgia della cucina del Belpaese?

La cucina italiana si fa onore nel mondo e l’apprezzo molto, tuttavia adoro il cibo orientale, in particolar modo quello thailandese e cinese. In questi giorni, poi, sto scoprendo cibi messicani veramente deliziosi. Non piango di certo se non inizio la giornata con caffè e cornetto. Per colazione mi va bene anche una zuppa di noodles. Buona e nutriente!

Il Paese che l’ha colpita di più?

Ne sparo subito tre: Laos, Bolivia e Nuova Zelanda. Ci sono panorami mozzafiato e paesaggi meravigliosi. In particolar modo Laos e Bolivia hanno conservato la propria cultura e le proprie radici, senza subire alcuna influenza occidentale. Li consiglio!

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