Fonderie Pisano, Tavolo tecnico al Comune ma è scontro. Il Comitato Salute e Vita: “Noi non invitati”

“Abbiamo appreso dagli organi di stampa della convocazione di un tavolo tecnico di approfondimento relativo alle Fonderie Pisano che si terrà presso la sala Giunta di Palazzo di Città il prossimo 12 aprile, alle ore 10.00. Tavolo al quale parteciperanno il presidente della Commissione Ambiente Arturo Iannelli, l’assessore alle Politiche Ambientali Massimiliano Natella, l’ARPAC con la direzione provinciale, l’ufficio legale, la Regione Campania con l’ufficio Ambiente, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno che ha curato lo studio Spes e, per la minoranza, il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Catello Lambiase, insieme ai dirigenti comunali ed al sindaco Vincenzo Napoli. Ci sorprende che il Comune di Salerno avrebbe acquisito ufficialmente i dati contenuti nello studio Spes soltanto negli ultimi giorni, considerando che la relazione finale del suddetto studio è entrata in possesso dell’Associazione “Salute e Vita” l’8 aprile 2021 ed un anno prima, il 15 maggio 2020, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca dichiarò che la sua “sensazione era che la fonderia non doveva essere riaperta”, perché stava aspettando i risultati dello Studio Spes (quando in realtà erano nelle sue mani già da gennaio di quell’anno)“. Non ci sta il Comitato Salute e Vita con il suo presidente Lorenzo Forte, il quale non è stato invitato a partecipare al Tavolo tecnico che si terrà martedì 12 aprile: si discuterà delle Fonderie Pisano, una battaglia (per la chiusura) che da anni portano avanti proprio i membri del comitato. “Allo stesso modo ricordiamo che, a marzo 2021, pochi mesi prima delle elezioni amministrative a Salerno, il sindaco Vincenzo Napoli ha tenuto negli uffici della Regione Campania di Salerno, insieme a Fulvio Bonavitacola, vicepresidente della Regione Campania ed assessore regionale all’ambiente, alla presenza dell’amministratore delegato delle fonderie, Ciro Pisano, quella che i fatti hanno dimostrato essere stata una vera e propria farsa di campagna elettorale sui nostri morti. Dichiararono infatti che, entro sei mesi – scrive Forte in una lettera indirizzata ai consiglieri di Palazzo di Città – lo stabilimento di Buccino avrebbe avuto le necessarie autorizzazioni ed entro due anni si sarebbero accesi i motori. Una speculazione pari a quella del governatore Vincenzo De Luca un anno prima, in occasione della sua campagna elettorale regionale, visto che, la Giunta Regionale della Campania, Direzione Generale – Staff Tecnico Amministrativo Valutazioni Ambientali, lo scorso 29 dicembre, ci comunicò che “ad oggi non sono in atto procedimenti volti ad ottenere il rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale” per tale attività industriale. Ovvero, dai primi di marzo 2021 al 29 dicembre dello stesso anno, nulla era stato fatto e quei sei mesi “al massimo”, che sarebbero dovuti servire per avere le necessarie autorizzazioni, non erano mai partiti. Sottolineiamo inoltre che un tavolo tecnico regionale di monitoraggio ambientale della Valle dell’Irno è già esistente: fu fortemente voluto dal comitato “Salute e Vita” e nella prima seduta, che si tenne il 29 settembre 2014 a Salerno, furono delineati una serie di interventi; purtroppo, la speranza che tale tavolo tecnico potesse dare vita ad un percorso democratico con al centro i cittadini come parte attiva sulle tematiche della salute e dell’ambiente, fu ben presto delusa, in quanto fu convocato poche volte e poi di fatto occultato senza revocare la delibera regionale che l’aveva costituito. Ma quello che più ci sconcerta è apprendere che, a questo nuovo tavolo tecnico, vi è la precisa volontà di non far sedere membri del Comitato “Salute e Vita”. Considerando che la spinta per l’intera vicenda è da sempre stata data dai cittadini residenti che da decenni si battono contro l’inquinamento atmosferico nella Valle dell’Irno e che la documentazione prodotta finora è integralmente opera dell’associazione “Salute e Vita”, non includere rappresentanti dei comitati popolari lo troviamo incomprensibile e lo leggiamo come un chiaro messaggio di non voler creare un confronto democratico ed affrontare con determinazione la questione. Tutte le relazioni allarmanti degli ultimi anni, sia epidemiologiche che quelle dei periti nominati dal Tribunale, in cui si evince il nesso causale, nonché sentenze del TAR che hanno riportato la dicitura “esiziale” (ovvero mortale) a causa della mancata applicazione di nove BAT (“Best Available Technologies”, ovvero le migliori tecnologie in grado di garantire bassi livelli di emissioni di inquinanti) all’interno delle Fonderie Pisano, i procedimenti penali e molto altro ancora, sono venuti alla luce grazie alle proteste dei cittadini. Lo stesso studio Spes è stato resto pubblico grazie a due ricorsi del TAR perché era stato nascosto e le responsabilità sono tante, da quelle meramente politiche a quelle di ASL, ARPAC e degli Enti che spesso hanno dimostrato la loro incapacità e, soprattutto, hanno sempre agito dietro la spinta dei cittadini e mai in maniera autonoma. Chiediamo pertanto ufficialmente che rappresentanti dei cittadini ed i tecnici dei comitati, che hanno dato un contributo fondamentale a tutti gli accertamenti, vengano convocati e resi partecipi. Non si crea un tavolo tecnico se si escludono gli unici attori attivi che hanno contribuito ad arrivare a pezzi di verità. Impedire all’associazione “Salute e Vita” di partecipare a questo tavolo, significa sottrarre allo stesso un ruolo di vigilanza ed un ruolo attivo nel dare informazioni, perché ribadiamo che gli Enti preposti hanno mostrato la loro inefficacia ed inefficienza negli anni e vanno stimolati se si vuole creare un percorso democratico che porti a qualche risultato. Se abbiamo un procedimento in corso che, auspichiamo, porterà a capi d’imputazione di disastro ambientale, è perché noi abbiamo fatto le denunce, anche se seri controlli sono arrivati con un ritardo di anni. Facciamo dunque appello al buonsenso e chiediamo di essere inseriti, se non si vuole continuare a perdere tempo. Nonostante la richiesta di delocalizzazione dal 2006 sia sempre la stessa e di fatto sempre la stessa sia l’amministrazione comunale di Salerno che si è succeduta in questi anni (ricordiamo che lo stabilimento di Fratte è stato definito “vetusto ed assolutamente incompatibile con il contesto urbano nel quale è inserito” nel Piano Urbanistico Comunale, approvato nel 2006, definizione richiamata in seguito anche dal pubblico ministero nella richiesta di sequestro del 2011, nell’ambito di uno dei tanti procedimenti giudiziari a carico della famiglia Pisano) e che non è pensabile che dei trentadue consiglieri comunali eletti alle ultime amministrative di Salerno, ad eccezione di Elisabetta Barone, Catello Lambiase e Claudia Pecoraro, non vi sia nessuno che affronti questa gravissima situazione di disastro ambientale e prenda posizione, a tutti loro, inclusi dunque i membri della Commissione Ambiente e l’Assessore alle Politiche Ambientali Massimiliano Natella che, leggiamo, prenderà parte al tavolo tecnico, attraverso la tecnologia cloud, con i seguenti link caricati su Dropbox.com, invitiamo gli stessi a prendere visione di una parte esaustiva della documentazione su questa annosa vicenda, chiedendo loro di informarsi ed esprimersi. Ricordando al contempo, al sindaco Vincenzo Napoli ed al suo predecessore, Vincenzo De Luca, entrambi già sufficientemente edotti circa la vicenda in questione e ben consapevoli che il sindaco di una comunità è il primo responsabile della salute dei suoi cittadini, che da anni il principio di precauzione sarebbe già bastato per richiedere un’ordinanza contingibile ed urgente per la chiusura di uno stabilimento che, da decenni, è fonte di inquinamento gravissimo a danno dell’ambiente e della salute umana, come ripetutamente dichiarato da Enti pubblici preposti per legge. Non possiamo più aspettare”.

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