Piazza Portanova grida Libertà! Il flashmob in omaggio alla Costituzione dei No Green Pass Salerno

di Mirko Cantarella

Piazza Portanova a Salerno è stato sempre luogo di importanti storie, iniziative e personaggi che hanno fatto la storia della città e anche della nazione. Da oltre tre mesi, tanti salernitani, tante persone coraggiose e ricche di dignità, una parola che sembra a molti sparita dal proprio vocabolario, ci hanno messo la faccia per fare la storia; manifestare pacificamente per contrastare un Governo italiano ormai illegittimo ed antidemocratico dichiarato (sono anni che in Italia non ci sono Governi nominati dal popolo). Fondano la loro semplice protesta su due parole “Libertà” e “Democrazia” rifacendosi alla bibbia dei padri fondatori della nazione Italia ovvero la Costituzione. Parlando di storia ricordiamo che qualche secolo fa in quella stessa piazza, allo stesso grido di LIBERTA’, nel 1828, furono giustiziati dei rivoluzionari, laici e religiosi, promotori dei moti carbonari del Cilento e i loro corpi gettati in una fossa comune nella Chiesa prospiciente di S. Pietro in Vinculis, lo stesso complesso usato oggi dai manifestanti come sfondo, quasi a protezione delle spalle, per le manifestazioni civili.

Non si può cancellare la memoria storica, non si possono calpestare i diritti costituzionali, è un dovere difenderli costi quel che costi. Alle coscienze sopite, si ricorda che Salerno fu considerata la “capitale” meridionale della carboneria che finì col trasformarsi in uno dei primi movimenti del Risorgimento italiano. Con quello stesso spirito combattivo, alcune anime più sensibili, si sono date raduno proprio nella piazza simbolo della lotta per la Libertà. Ed anche questo fine settimana non è mancata la loro presenza omaggiando la Costituzione con un FLASHMOB. Una voce fuori dal coro che narra di una vecchia leggenda asiatica, di uno stimabile uomo che a fine giornata lavorativa, guadagnava 10 monete. Con 5 di quelle monete acquistava un piatto di riso e con le altre 5 un fiore. Quando gli fu chiesto perché invece di comprare fiori non comprasse più riso, il signore sorrise e rispose che “gli bastava un solo piatto di riso per sopravvivere, mentre il fiore gli era necessario per avere una ragione per cui vivere”. A quelle parole segue l’intonazione del Va’ Pensiero di Verdi, interpretata da una stupenda voce baritono. La scena si anima e la piazza si trasforma magicamente in un palcoscenico a cielo aperto, emozionante, la rabbia lascia il posto alla commozione all’alternarsi degli artisti, magistrale l’inedito del maestro Delio Lambiase e la performance dell’attrice che coinvolge i partecipanti in un Tableaux vivant tridimensionale. I loro volti sono coperti da maschere anonime, a simboleggiare la coscienza di quanti non hanno compreso che ciò che stiamo vivendo è una realtà falsata appoggiata dal mainstream, man mano che prendono coscienza le maschere cadono ai loro piedi e si riconoscono tutti figli della Costituzione Italiana.

Vengono recitati alcuni articoli per ricordare che i ns diritti sono stati sanciti dai ns padri costituenti e che oggi attraverso uno strumento di coercizione, il Greenpass, vengono ignorati e calpestati dall’attuale Governo come l’art. 1, art. 32, art. 34.

E ricordiamoli questi articoli anche qui:

(art. 1) E’ inammissibile che per lavorare bisogna pagare per accedere al luogo di lavoro, sottoponendosi a proprie spese a tamponi costosi la cui attivazione fornisce una libertà a tempo.

(art. 32) E’ inammissibile che per non essere tagliato fuori dalla vita sociale bisogna sottoporsi ad un protocollo sanitario sperimentale che non tutela nessuno perché la carica virale dei vaccinati e dei non vaccinati è identica, entrambe possono contagiarsi e contagiare, nascondendo i danni collaterali e ignorando che ogni organismo ha una sua risposta immunitaria, tant’è che molti sono i vaccinati con doppia dose che hanno contratto il virus e non hanno evitato l’ospedalizzazione.

(art. 34) E’ inammissibile che le Università siano assoggettate al “pensiero unico e politicamente corretto”. L’istruzione è aperta a tutti e non può favorire ghettizzazione, isolamento e bullismo.

Ma è proprio quando la vita ci abbatte che l’arte ci ricorda che ne abbiamo una.

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