Quel meraviglioso mondo delle fake news

di Walter Di Munzio

Si parla molto di questi tempi di fake news, un inglesismo entrato nel lessico comune che, nella sua traduzione letterale significa “false notizie” ed indica articoli, pubblicazioni o semplicemente dichiarazioni ingannevoli amplificate sui social o sulla stampa, radicalmente inventate, ingannevoli o distorte, poi pubblicizzate deliberatamente per creare confusione o seminare discredito. L’intento è chiaramente quello di disinformare e, se possibile, innescare uno scandalo usando i mezzi di informazione. Il primo ad utilizzare tali strumenti è stato Silvio Berlusconi, seguito poi da tutti i politici degli altri schieramenti. Berlusconi era, in quell’epoca, proprietario delle più seguite TV commerciali, iniziò un sistematico lavaggio del cervello di un’intera popolazione per accreditare stelline, personaggi discutibili (diventati poi noti come nani e ballerine) e, spesso volgari, accreditandoli persino come star della politica. Degradò così la rappresentanza politica e fece diventare trainanti personaggi come Sgarbi, o quei tanti che lo hanno poi imitato, proseguendo la consuetudine delle parolacce urlate, delle invettive rivolte con toni volontariamente offensivi, delle false affermazioni pubbliche per screditare e far sembrare amebiche quelle personalità forse meno presenzialiste e vittime di personaggi più arroganti e dai toni di voce più alti e perentori. E così morì la bella televisione che aveva sempre caratterizzato la nostra TV di Stato per decenni, come poi morì la buona politica a scapito del consenso politico fondato sulla visibilità e non sui contenuti e sulle proposte. La televisione passò rapidamente dall’essere fonte di diffusione di cultura e cassa di risonanza per i nostri intellettuali nel paese e nel mondo. Poi la politica è entrata per utilizzare a man bassa anche le fake news e ad invadere i talk show. Finché non è arrivato Beppe Grillo, che ha cominciato con il suo vaffa day ad inveire contro i politici ed i governanti, a suo dire, tutti imbroglioni e inattendibili, fondando il suo movimento che, addirittura, vincerà a mani basse le ultime elezioni. Movimento che ha governato in tutti questi anni difficili, tra mille marce indietro e perseguendo nuovamente proprio quei vecchi comportamenti che sanciranno, crediamo, la sua scomparsa dalla grande scena, riconducendolo ad essere nuovamente il movimento folkloristico che ha caratterizzata questo triste periodo della nostra storia nazionale, proprio come accadde nel 1944 al Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini.

Oggi prevale, nella comunicazione politica, la diffusione di fake news, che condizionano, o tentano di farlo, gli orientamenti politici degli elettori. Non è una tecnica inventata in Italia. E’ stata messa a punto probabilmente nella Russia di Putin che, finita l’era della guerra fredda, utilizzando i suoi abilissimi hacker ha sostituito lo spionaggio post bellico con l’invasione, attraverso la rete, di una valanga di fake news finalizzate a condizionare gli elettori dei paesi occidentali, a partire dalle elezioni presidenziali al fine di favorire il candidato più comodo per incapacità o per complicità. Esattamente ciò che è accaduto nella elezione di Trump. Che da sfavorito nei sondaggi elettorali ha travolto la Clinton. Complice la incapacità di questa a presentarsi con un approccio meno aristocratico più accattivante, che la fece rappresentare come perfetta esponente della parte più ricca del paese contro il popolo impoverito dalla crisi economica. Ciò è accaduto anche di fronte alla sua riforma sanitaria più attenta ai bisogni del popolo mai tentata in quel paese, in cui i più poveri non votano, anzi a volte lo fanno contro i propri stessi interessi. Da noi queste tecniche di comunicazione sono stati fatti propri dalla destra, che proseguendo quanto avviato dai governi Berlusconi ha concepito quella ormai celebre “Bestia” salviniana che ha contribuito a diffondere miriadi di ignobili false notizie contro tanti personaggi di sinistra che, per cultura o per snobismo culturale, l’hanno spesso subita passivamente. Note le continue campagne di diffamazione contro la Boldrini, Grasso e persino contro personaggi storici della sinistra come D’Alema presentati, di volta in volta, come ambigui se non coinvolti in affari disonesti. Antipatici e per questo necessariamente opportunisti e quindi da evitare e di cui diffidare sempre. Poi si è aggiunta la disastrosa narrazione della rottamazione verso un’intera generazione. Non per far posto ad una nuova leva di politici più giovani e capaci, ma per fare strada a personaggi spudoratamente opportunisti e rivelatisi inaffidabili, come dimostrato anche le più recenti vicende. Questi sistemi di diffamazione di massa, tipicamente televisivi, nella loro utilizzazione più frequente, diventano verità accettate solo dopo che le televisioni commerciali sono riuscite ad indementire l’intera popolazione, inondandola con programmi sempre più volgari e di basso profilo. Ciò naturalmente si somma ad una bassa scolarizzazione e a forme di analfabetizzazione di ritorno che fa dimenticare persino come si scrive anche una semplice lettera.

Ma come si costruisce una fake new? E, soprattutto, come si utilizza?

Innanzitutto si parte dal bersaglio. Si studiano a fondo i punti di debolezza, siano essi strutturali (antipatia, difetti fisici, abitudini), poi si individuano il tipo di amicizie e si selezionano quei comportamenti verosimili (non importa se veri) potenzialmente disdicevoli. Cosa purtroppo sin troppo semplice da fare se si tratta di politici donne, meglio se giovani e piacevoli. Basta attribuire loro tutti gli amanti possibili, meglio se famosi o stranieri (magari persone che hanno interessi o affari con il bersaglio da distruggere o il suo partito di appartenenza) o magari in relazione con altri politici o con dirigenti importanti dell’ente che si governa. Poi si mette in moto quella che una volta era definita “macchina del fango” con la complicità di giornali amici o di TV locali e nazionali, mobilitando una miriade di persone assunte (con contratti da fame) purché esperte dei social e del loro uso, col compito di monitorare e rispondere a tutti i post. Devono sorvegliare costantemente internet, essere pronti a diffamare e ad aggredire violentemente chiunque accennasse a una pur larvata difesa dell’obiettivo individuato. Pronti ad aggredire tempestivamente tutte quelle voci che, ingenuamente, intervengono portando argomentazioni di logico buonsenso per giustificare comportamenti e azioni del personaggio oggetto dell’aggressione. Una organizzazione puntuale e militarizzata che ormai sostituisce le vecchie logiche della prima repubblica, le sezioni di partito, le infinite discussioni fino a notte fonde per mettere a punto strategie di azione politica e programmazione di una campagna elettorale, organizzando dibattiti e i materiali di propaganda. Ma era un’altra epoca ed un altro stile di comunicazione interpersonale e politica.

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