Draghi e il de profundis dei 5 stelle e della politica politicante…e Salerno?

di LUIGI CERCIELLO

Siamo giunti all’epilogo della politica politicante, quella che si è fatta strada con “Mani Pulite” (anno 1992) e che con il movimento 5 stelle ha avuto la sua massima espressione: forcaiola e qualunquista. Di sicuro c’è che dei 5 stelle non rimarrà traccia se non un laconico epitaffio su Wikipedia.

Tutti i provvedimenti da loro introdotti si scioglieranno come neve al sole; tutte le amministrazioni grilline suoneranno il “Silenzio” ed il movimento non potrà far niente se non starnazzare come le oche del Campidoglio. Le loro uniche vestigia rimarranno i banchi a rotelle accatastati nei magazzini delle scuole (centinaia di milioni di euro buttati). Anzi NO! Per una cosa saranno ricordati in eterno: il taglio del 36% dei parlamentari. Con una farsesca propaganda di risparmio, in un paese come l’Italia dove l’unica cosa direttamente votata dal popolo sono i parlamentari con la vergogna delle liste bloccate dalle segreterie politiche (su questo semmai avrebbero dovuto fare una battaglia di democrazia) che sottraggono una parte consistente dei parlamentari al confronto con gli elettori, hanno inferto una ferita mortale alla democrazia rappresentativa, aumentando lo strapotere delle segreterie di partito (un favore non da poco): alla faccia della piattaforma Rousseau!

Certo non ne escono bene neanche gli altri partiti né la politica in generale: anzi! Seppur tra le righe, da vero Gentleman, Draghi lo fa intendere nel suo discorso programmatico al Senato, interrotto in continuazione da quella becera usanza dell’applauso lecchinante che ben identifica il livello qualitativo dei nostri parlamentari. Magari se gli italiani dedicassero un po’ meno tempo al calcio e si dedicassero con la stessa passione alla formazione delle squadre di governo con relativi allenatori non ci troveremmo ogni volta che il gioco si fa duro a finire in fuori gioco.

Di fatto i politicanti “Eletti” hanno dimostrato tutta la loro mancanza di senso di responsabilità, di professionalità, di coerenza e senso civico, oltre al completo distacco dalla gravità degli eventi (con pochissime eccezioni vedasi il sottosegretario alla sanità Pierpaolo Sileri), mai così difficili dalla seconda guerra mondiale. Ma come potevano far di meglio visto il loro background politico? Saliti a Montecitorio con una boria ed arroganza senza pari da cavalieri senza macchia, avulsi dall’umiltà di chi sa di essere alla sua prima esperienza del genere e con tanta voglia di imparare e far bene. Draghi ha dato a tutti loro, con il suo modo di fare, una lezione di umiltà a cui non eravamo più abituati; Giù la testa e abbiate vergogna!

Torniamo al programma del neo presidente del consiglio probabilmente molto più reale e pragmatico come non eravamo abituati ad avere da più di trent’anni. Impossibile che si realizzi in poco più di due anni specialmente con quei parlamentari scelti, da sostituire tutti o quasi. Pertanto s’impone un Parlamento 2.0 e delle istituzioni repubblicane riammodernate perché per esserci una continuazione dell’”esperienza Draghi” non basterà lo spauracchio dello “Spread”.  Per nostra fortuna Il Draghi del Britannia sembra sia cambiato, lo è stato alla BCE quando volevano affossarci e ridurci come la Grecia e lui contro tutti ci ha dato ossigeno e lo sta dimostrato oggi con il programma di governo. Sarà in grado di destreggiarsi tra intrighi di palazzo, connivenze, interessi particolaristici e la schizofrenia dell’opinione pubblica? I partiti di governo la finiranno di farsi gli sgambetti a vicenda? Stringeranno un patto pluriennale per il bene del paese? Di certo c’è che Draghi non è solo e non è Conte.

E Salerno?

Sono sempre convinto che la politica nazionale sia lo specchio di quella locale e viceversa, pertanto le similitudini sono molte.

Gli anni di mala amministrazione volta solo al conseguimento di una magnificazione della propria immagine a livello nazionale e di becero clientelismo con uomini mediocri a cosa ha portato? La politica politicante a Salerno cosa ha prodotto? Circa 600 milioni di euro di debito; una città in crisi economica già da molto prima della pandemia che ora versa in una situazione a dir poco drammatica; una città che si sta sgretolando, “letteralmente”, preda dell’incuria e degli eventi che non vengono prevenuti ma subiti; una città con un saldo tra decessi e nuovi nati in negativo; una città che ha perso circa 6.000 abitanti, 2.000 solo nell’ultimo anno, in prevalenza giovani che non vedono il proprio futuro realizzabile nella propria terra natia. Salerno sta facendo la stessa inesorabile fine dei comuni minori della provincia, afflitti dallo spopolamento e dall’abbandono; una città senza controllo preda di affaristi e speculatori, priva di un piano organico di sviluppo economico ed urbanistico degno di una città capoluogo. A prima ista potrebbe non essere tale vista la continua comparsa a macchia d’olio e senza un piano urbanistico omogeneo e contestualizzato di palazzi e simil grattacieli (destinati quasi sicuramente a rimanere in gran parte vuoti) senza alcun rispetto per l’ambiente circostante. Ma questa è invece una vera e propria violenza cementizia. Cosa serve a questa città? Soldi? NO! I denari sperperati si sono rivelati direttamente proporzionali ai debiti accumulati peggiorando la solvibilità del Comune e la sua credibilità finanziaria e non apportando alcuna miglioria alla qualità della vita ed all’economia della città. Di fatto ha alimentato solo il clientelismo elettorale, cancro endemico che divora i sogni e le speranze dei giovani come delle vecchie generazioni, che distrugge la meritocrazia e lo spirito d’iniziativa. A questa città per salvarsi servono uomini dotati di buon senso e capacità. Questa città ha bisogno di progetti concreti, rispettosi della nostra storia e compatibili con le antiche vocazioni della vecchia terra di Arechi, semplici ed economici da realizzare ma dal forte impatto sociale ed economico, non fandonie fantasmagoriche come mega costruzioni di archistar! Questa città ha bisogno del suo Draghi con la sua squadra! I cittadini salernitani dovrebbero una buona volta maturare e responsabilizzarsi, vedere l’interesse collettivo e generale (che è anche il proprio), non quello personale. Qualcosa pare muoversi nel sottobosco cittadino. I partiti di opposizione potrebbero fare sintesi, condividere un programma serio, fattibile, strutturato in maniera analitica, un business plan per la città, qualcosa di mai visto che potrebbe fare da apri pista per un nuovo modo di fare politica ed amministrare la cosa pubblica e cosa ancora più importante farne attivamente partecipe la cittadinanza che deve sapere che un’alternativa vera e fattibile per portare Salerno fuori dal tunnel nella sua ora più buia c’è. L’amministrazione locale è allo sbando e perde pezzi, succede quando si sta insieme per scopi personali e non per un progetto condiviso per la propria città. I partiti di opposizione e le liste civiche potrebbero fare anche meglio del Governo Draghi ed in minor tempo, spinti non dalla costrizione dello spread o dalla paura di perdere poltrone e vitalizi ma da qualcosa di più forte: l’amore. Questa città per risorgere ha bisogno di amore vero ed incondizionato … Spes ultima dea!

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