L’INTERVISTA- Alla scoperta di Francesca Rossetti, tra presente e futuro

L’INTERVISTA- Alla scoperta di Francesca Rossetti, tra presente e futuro

Francesca Rossetti tra presente e futuro. Nata a Brescia il 17 giugno 1979, ex modella. Dopo la laurea in medicina inizia a lavorare per un’azienda farmaceutica, di cui ben presto entra a far parte della holding. In passato impegnata come ambassador di successo per alcuni marchi commerciali, si racconta al nostro giornale. Oggi professionista apprezzata in ambito sanitario, si appresta a sbarcare negli States.

Francesca Rossetti, sei molto seguita sui social. Su Instagram hai quasi 100 mila follower. Un passatempo che, però, ha creato un bel rapporto digitale con le persone? “È nato certamente come un passatempo, ma nel tempo si è trasformato in qualcosa di più interessante: una piccola comunità con la quale si è creato un rapporto autentico. Cerco di non mostrare soltanto una versione perfetta e patinata della mia vita, perché non mi appartiene. Alterno leggerezza, ironia e argomenti più seri, raccontando anche le fragilità quando penso che possano essere utili a qualcuno. Ciò che continua a sorprendermi è la fiducia con cui molte persone mi scrivono e condividono aspetti molto intimi della propria vita. Il digitale non può sostituire i rapporti reali, naturalmente, ma può creare vicinanza, confronto e talvolta persino sostegno. Quando si viene seguiti da tante persone, la responsabilità è ricordarsi sempre che dietro ogni numero c’è una persona. Anche dietro chi commenta senza avere letto, purtroppo”. 

Sei stata modella e brand ambassador di alcuni grandi marchi. Che cosa ti è rimasto di quelle esperienze? “Mi è rimasta innanzitutto una grande disciplina. Il mondo della moda appare strettamente legato all’immagine, ma dietro uno scatto o una campagna ci sono preparazione, puntualità, capacità di adattamento e un lavoro di squadra spesso invisibile. Essere ambassador mi ha insegnato anche che rappresentare un marchio non significa semplicemente indossare qualcosa, ma riuscire a trasmetterne l’identità in maniera credibile. Sono state esperienze importanti, che mi hanno dato sicurezza e mi hanno permesso di conoscere ambienti e persone molto diversi. Allo stesso tempo, mi hanno insegnato a non confondere mai l’immagine con il valore personale. L’immagine può aprire alcune porte; ciò che sei determina quanto riuscirai a rimanere nella stanza.

Attualmente lavori in ambito sanitario e farmaceutico. Di che cosa ti occupi nello specifico? So che sei prossima a un importante viaggio di lavoro negli Stati Uniti: che cosa puoi dirci? “La mia formazione medica mi permette di conoscere il settore sanitario anche dal suo interno, ma attualmente mi occupo soprattutto di sviluppo commerciale, relazioni strategiche e mercati internazionali nel comparto medicale e farmaceutico. È un ambito nel quale la competenza scientifica deve necessariamente dialogare con la capacità di comprendere le persone, i sistemi sanitari e le differenti esigenze dei mercati. È proprio questa combinazione ad appassionarmi: poter utilizzare il mio percorso medico in una dimensione più ampia, orientata all’innovazione e allo sviluppo di nuovi progetti. In una precedente intervista avevo annunciato un viaggio di lavoro negli Stati Uniti previsto per gennaio. Quel progetto non è stato abbandonato: ho dovuto rimandarlo a causa di un periodo importante di malattia, che mi ha costretta a fermarmi e a rivedere inevitabilmente tempi e priorità. Oggi sto finalmente riprendendo quel percorso. Il prossimo viaggio sarà legato a incontri e opportunità professionali sul mercato americano, sul quale lavoro da tempo e che considero particolarmente stimolante. Per scaramanzia preferisco non anticipare ancora tutti i dettagli, ma per me ha un significato particolare: non rappresenta soltanto un nuovo capitolo professionale, ma anche la concreta possibilità di ripartire dopo mesi complessi. E questa volta la parola “partenza” vale davvero doppio”. 

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