Vito Guariglia: «Associazioni fittizie, società schermo e fondi pubblici che non arriverebbero a medici e infermieri. La giustizia avrà nomi, numeri e prove»
La sanità del trasporto in Campania, protagonista di un “sistema opaco” sarà scossa da un “terremoto giudiziario”, con la presentazione di una denuncia alla Procura. Ad annunciarlo il Coordinatore Provinciale Anas Nazionale Sanità ETS Vito Guariglia: “Quello che emergerà dagli atti – si legge in una nota dell’associazione – non sarà un episodio isolato, ma un sistema opaco costruito su associazioni fittizie, società fantasma e soldi pubblici rendicontati che non sempre arrivano a medici e infermieri impegnati sulle ambulanze. Di queste fatture — considerate solo la punta dell’iceberg — il Coordinatore dichiara di averne a centinaia, numeri che raccontano un meccanismo in cui il denaro, giustificato come costo per prestazioni sanitarie, sparisce lungo la filiera, finendo talvolta direttamente nelle tasche di amministratori di fatto e gestori occulti di associazioni o società utilizzate come schermo per evadere tasse, non versare contributi e monetizzare fondi destinati all’emergenza. Una denuncia che accende finalmente i fari su una sanità deviata che non si limita a ignorare le regole, ma che le usa per cancellare diritti, creare lavoratori invisibili allo Stato e trasformare il soccorso sanitario in un bancomat senza controllo. Da lunedì il silenzio non sarà più un rifugio: la giustizia avrà i nomi, i numeri e le prove.”
«Sanità deviata, lavoratori fantasma, soldi pubblici che spariscono lungo la filiera del soccorso sanitario- si legge in una nota del coordinatore – Quello che sta per accadere in Campania non è un annuncio qualunque: è l’inizio di un’azione giudiziaria destinata a scuotere un intero settore”. Il Coordinatore Provinciale Anas Nazionale Sanità ETS dopo anni di osservazione diretta del sistema e mesi di raccolta documentale, annuncia che si recherà personalmente presso la Procura della Repubblica per depositare una denuncia formale. “Gli atti – prosegue – che verranno consegnati contengono un numero enorme di riscontri, tra cui centinaia di fatture emesse per prestazioni mediche nel trasporto sanitario, considerate dal Coordinatore solo un esempio rappresentativo, la punta visibile di un iceberg che ne racchiude altri. La denuncia non parlerà solo di errori clinici, ma di un sistema parallelo, amministrato da gestori occulti, costruito su associazioni fittizie, enti del Terzo Settore solo sulla carta, privi di scopi sociali reali, usati come schermo operativo da alcune società private per mascherare i costi del personale sanitario come servizi associativi, eludere il pagamento delle imposte, non versare contributi previdenziali e ridistribuire compensi in contanti, senza contratto di lavoro, senza partita IVA, senza busta paga e senza tutele assicurative adeguate”.
Il comunicato lascia intendere anche l’aspetto più inquietante del quadro: “quei soldi, rendicontati formalmente dalle ASL come pagamento di servizi sanitari, quindi denaro pubblico destinato all’emergenza, non sempre arrivano ai medici e agli infermieri impegnati sulle ambulanze. A volte non arrivano affatto. In molti casi finiscono direttamente in tasca agli amministratori di fatto, figure che controllano realmente associazioni o società create per giustificare flussi economici che poi spariscono nei conti o nelle tasche di chi gestisce il sistema, non di chi lavora sul campo. Una macchina che ha prodotto nel tempo dumping fiscale, elusione contributiva, concorrenza sleale e sfruttamento lavorativo proprio a danno di professionisti che ogni giorno si occupano di salvare vite, resi invisibili allo Stato e privati di diritti minimi, pensione futura e sicurezza del lavoro, mentre il volontariato vero, quello sano, trasparente, regolamentato, viene contaminato e delegittimato da chi lo usa per scopi opposti a quelli per cui è nato”.
“Il Coordinatore – conclude – ha scelto la strada della denuncia perché non intende essere complice del silenzio e perché ritiene che la legalità nel soccorso sanitario non sia aggirabile. Chi salva vite deve avere diritti, non contanti in tasca e paura di parlare, e chi utilizza associazioni inesistenti per frodare lo Stato o monetizzare fondi pubblici destinati alla sanità deve rispondere alla magistratura, non al silenzio. Da giovedì il silenzio non sarà più un rifugio: la giustizia avrà nomi, numeri e prove. Il soccorso sanitario deve salvare vite, non conti correnti, non amministratori occulti, non società fantasma. Questa denuncia vuole essere l’inizio di un cambiamento profondo, la restituzione di dignità a chi lavora in ambulanza e l’interruzione di un sistema opaco che ha usato il Terzo Settore per cancellare diritti”.
