Crisi energetica: analisi della situazione italiana

di Luigi Cerciello

In base agli ultimi sondaggi, circa il 45% degli italiani è contrario all’invio delle armi all’Ucraina perché viene considerato un atto di belligeranza nei confronti della Russia. Sempre i sondaggi hanno posto inevidenza come circa il 7% degli italiani non sia convinto del fatto che la colpa della guerra sia da attribuire a Putin e alla Russia, fermo restando che l’invasione sia stata iniziata dalla Russia. A questo aggiungiamoci che alcune correnti politiche, due in particolare tra le più rappresentative, la Lega e il Movimento 5 Stelle, apertamente e più volte hanno dichiarato la loro contrarietà all’invio delle armi all’Ucraina e abbiano addirittura richiesto un chiarimento e un ulteriore dibattito sulla questione degli invii in Parlamento con il Presidente Draghi; questo nonostante abbiano comunque autorizzato lo stesso Presidente a non dover più chiedere l’autorizzazione al Parlamento per l’invio di aiuti militari all’Ucraina fino al 31 dicembre del 2022. Facciamo alcune considerazioni: l’Italia è fortemente dipendente dalle importazioni di risorse energetiche, in particolare gas per circa il 40% e petrolio per circa il 15% dalla Russia. Non tanto il petrolio, quanto il gas è vitale per il sistema economico e sociale del paese. Infatti, non dimentichiamoci che a seguito del referendum fatto sull’onda emotiva dello scoppio della centrale nucleare di Chernobyl (1987), in Italia è stata vietata la produzione di energia con il nucleare. Ebbene la produzione di energia oggi, soprattutto intesa come potenza kilowattora indispensabile per la grande industria, attualmente può essere fatta da centrali nucleari, gas, petrolio, carbone e idroelettrico. Teniamo presente che negli ultimi anni, è stato appurato che la produzione di energia da combustibili fossili è deleteria per il pianeta e deve essere sostituita con sistemi di produzione che non danneggino l’ecosistema e l’atmosfera terrestre (ricordiamo fra tante la questione del buco dell’ozono e del surriscaldamento globale). Nonostante a metà degli anni 80 in Italia già ci sia stato un profondo cambiamento dell’utilizzo delle materie prime per la produzione di energia con il passaggio dall’utilizzo di carbone e petrolio all’utilizzo del gas metano (di provenienza prevalentemente algerina), a quanto pare ritenuto erroneamente  non inquinante,  e il totale abbandono del nucleare, (ricordiamo il famoso slogan Il metano ti dà una mano, tormentone pubblicitario di metà degli anni 80), oggi ci troviamo nuovamente, dopo avere speso enormi risorse in tempo e denaro per la conversione delle vecchie centrali a petrolio e a carbone e la costruzione di nuove a gas, contestualmente alla chiusura delle centrali nucleari, alcune delle quali mai entrate in funzione, ad affrontare una grave crisi energetica peggiore delle precedenti. Questo perché negli ultimi decenni, ad opera dell’avanzamento tecnologico, siamo diventati sempre più dipendenti dalla produzione di energia. Tant’è che ci siamo trovati nel paradosso dove il maggior consumo di corrente elettrica nel nostro paese avviene in estate a causa dell’utilizzo di massa dei condizionatori e non più, come tradizionalmente, nei periodi più freddi e bui dell’anno per riscaldare le nostre case e i nostri uffici. Ci troviamo dunque in una grave crisi energetica mal recepita e sottovalutata dalla popolazione, scaturita, come si è detto più volte, da una politica energetica inesistente nonostante abbiamo avuto decenni per potervi porre rimedio in maniera efficace. Ciò a causa probabilmente di una politica che ha sottovalutato il problema, ha cercato sempre la soluzione più facile, immediata e di comodo, ricercando il consenso elettorale a tutti i costi quindi anche a scapito degli interessi del popolo stesso. Tutte soluzioni, che alla lunga, ti si ritorcono contro come un boomerang. Così arriviamo oggi a trovarci in una situazione dove siamo un paese completamente dipendente per l’approvvigionamento delle fonti energetiche nonostante al largo dalle nostre coste, in particolare dell’Adriatico, ci sia la possibilità di estrarre buone ed economiche quantità di gas bloccate per colpa di alcune posizioni ambientaliste oltranziste. In tutto questo bailamme, noi e i tedeschi siamo sicuramente i paesi più deboli, al contrario della Francia, che invece ha continuato imperterrita con la sua politica delle centrali nucleari (con il paradosso tutto italiano dell’acquistare energia prodotta da queste centrali che viene immessa nel circuito energetico nazionale) e che quindi può godere di una relativa tranquillità. Siamo sotto ricatto. Questo è il dato di fatto. E ce ne siamo accorti con l’aumento delle bollette elettriche dove ogni famiglia mediamente ha visto triplicato il costo dell’energia elettrica consumata, incapaci di poter reagire. In tutto ciò, non ci dimentichiamo che avvisaglie di quanto fosse pericolosa questa dipendenza l’abbiamo avute già qualche anno fa, quando in una delle tante crisi tra Russia e Ucraina, (guerra del passaggio del transito del gas proveniente dalla Russia verso l’Europa del 2008-2009), abbiamo ben capito quanto la dipendenza europea dal gas russo fosse pericolosa per le economie e la stabilità sociale dei paesi europei, campanello d’allarme rimasto inascoltato. Questa vicenda creò una sorta di psicosi collettiva in inverno sulla reale possibilità di rimanere al freddo. Nonostante questo, i governi italiani succedutisi non hanno avuto la lungimiranza di rendersi conto che “forse” era il caso di iniziare a trovare delle valide alternative, perché non ci dimentichiamo che senza energia le fabbriche, le aziende, le industrie non possono produrre e se non possono produrre, non possono vendere e se non possono vendere non possono pagare gli stipendi e sono costretti a chiudere. È una reazione a catena che porta a un periodo di sconvolgimenti sociali ingestibili e di destabilizzazione della società. Dunque ci rendiamo conto di quanto in questo momento sia importante per noi mantenere comunque dei rapporti “cordiali”, nonostante tutto, con la Russia. Pertanto, forse sarebbe il caso di ringraziale questo 7% di persone pro Russia e questo 45% di italiani che sono contrari all’invio delle armi, perché probabilmente, è grazie a questo, data la posizione mediatica prevalente contro la Russia che questa, comunque isolata, debba trovarsi a operare atti di forza come la diminuzione o la chiusura delle linee di rifornimento di gas agli Stati. Sicuramente nella scelta, paesi come l’Italia sarebbero la seconda, un esempio lo abbiamo avuto con la Finlandia dove la reazione alla richiesta di adesione alla NATO è stata quella della chiusura immediata della fornitura di gas da parte della Russia. C’è da dire che la Finlandia dipende per un 10% o poco più, dal gas della Russia, ciononostante, per poter reintegrare l’approvvigionamento venuto meno dalla Russia, ci metterà non meno di un anno. Pensiamo a cosa succederebbe nel nostro caso dove circa il 40% del gas che utilizziamo per le nostre centrali elettriche proviene dalla Russia. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi in una delle sue comunicazioni al Parlamento ha affermato che riusciremo a raggiungere l’indipendenza energetica dalla Russia alla fine del 2024. Sorge spontanea la domanda: e se domani Putin ci “chiudesse i rubinetti”, come ci arriviamo fino al 2024? Pertanto, ancora una volta, forse sarebbe opportuno ringraziare il 45% delle persone che sono contrarie all’invio di armi e il 7% di italiani che tifano più per la Russia che per l’Ucraina e le posizioni mediatiche dei 5 Stelle e della Lega, poiché è un dato di fatto, che l’opinione pubblica internazionale sia a sfavore della Russia così come è evidente che la comunicazione internazionale e della stessa Ucraina siano state molto più efficaci nell’orientare l’opinione pubblica internazionale a sfavore della Russia (nelle guerre, il consenso popolare e la comunicazione, una volta definite propaganda ed oggi evoluitesi in un contesto molto più complesso ad opera in particolare dei nuovi mezzi di comunicazione come i social e le chat sugli smartphone, sono sempre stati determinanti per il morale delle truppe e per il consenso popolare in patria); stante l’indubbia colpa dell’arretratezza del concetto della comunicazione russa rimasta alla vecchia propaganda di metà del secolo scorso e che è emersa integralmente in questa vicenda della guerra russo-ucraina ed è importante detto questo per la Russia recuperare questo gap comunicativo. Pertanto, gli fa buon gioco che in Italia vi siano queste divergenze di opinioni che possono alimentare un’opinione pubblica meno sfavorevole e nello stesso tempo l’Italia possa essere per la Russia l’ultima scelta tra i paesi europei per la chiusura del rubinetto del gas; fermo restando che sicuramente la Russia non disdegna i 2 miliardi e 400 mila euro che ogni mese gli paghiamo per il gas, denaro di cui sicuramente oggi ha bisogno più di prima.

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