L’Italia: dove il tutto è il contrario di tutto

Di Luigi Cerciello

In tutto il mondo esiste una sola Nazione che è individualista, un solo popolo che vede come un’onta essere patriottici, un solo popolo che si vergogna di essere nazionalista, l’Italia. C’è un solo popolo che si mette a ridere se in una scuola (molto poche) all’inizio dell’anno si fa “l’Alza Bandiera” e si canta l’inno Nazionale: l’Italia. È questo il motivo fondamentale del perché l’Italia in ogni contesto internazionale conta ben poco.
L’America tanto decantata ha due partiti uno di destra e uno di sinistra, che quando sono in gioco gli interessi degli Stati Uniti d’America, del popolo americano, fanno fronte unico. Solo in Italia accade tutto il contrario; l’una e l’altra fazione pur di andare contro all’altro per racimolare il consenso popolare vanno contro gli stessi interessi della Nazione. Di esempi del genere ne abbiamo in continuazione: l’approvvigionamento energetico, la politica estera; non risparmiano di far fare brutte figure all’intero Paese pur di mettere in cattiva luce l’avversario. Complice di questo sistema è la mentalità individualistica dell’italiano. Ma come si è arrivati ad essere così? Lo siamo stati sempre? Senza addentrarci troppo indietro nel tempo (moti carbonari guerre d’indipendenza e Regno d’Italia che hanno trasformato il sogno dell’unità dello stivale in realtà se pur con tutte le sue controverse verità), possiamo fare esercizio di memoria chiedendo a quanti (pochi) ricordano il periodo pre seconda guerra mondiale e di come l’enorme sviluppo dell’Italia ed i numerosi primati raggiunti in ogni campo (sociale, economico, industriale, aeronautico, agricolo ecc.)  e riconosciuti a livello mondiale abbiano inorgoglito il giovane popolo italiano facendo crescere quel forte sentimento nazionale e patriottico che è stato poi accomunato al fascismo ed è qui che avviene la svolta, il peccato originale, perché il fascismo avendo poi dovuto far fronte ad una situazione a cui non era né preparata né preventivata, quella della guerra, badate bene, iniziata con l’invasione della Polonia ad opera dei tedeschi (un po’ come oggi con l’ “Operazione Militare Speciale Russa”?) ha portato poi alla sconfitta dell’Italia e siccome la storia la scrivono i vincitori non i perdenti e quando tacciono i cannoni parla la politica questa per legittimarsi piega la storia a suo uso e consumo ed ecco quindi che l’orgoglio nazionalista, il patriottismo, valori abusati da chi ne ha fatto un uso strumentale vengono accomunati ai perdenti e distorti a tal punto da apparire persino peggio di coloro che ne hanno abusato trasformandoli in orridi disvalori. Succede così che il fascismo sia stato peggio del nazismo perché ispiratore dello stesso; il fascismo non viene giudicato in sé ma paragonato sempre col nazismo pure se non si sia mai macchiato di genocidio solo perché esempio ed ispiratore di valori di patriottismo e di orgoglio nazionale. Ecco quindi una chiave di lettura che può farci comprendere meglio il perché solo l’Italia, unico paese al mondo, l’amare la propria Patria, esserne fiero, è motivo di vergogna, perché questi valori da noi e solo da noi sono stati rappresentati come il male assoluto.

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