Sanremo: il monologo della Foer la nota migliore del festival

di Elisabetta Cerciello

Il festival di Sanremo di quest’ anno, a differenza degli anni precedenti, non ci ha lasciato solo canzoni impegnate, d’amore e messaggi politici e sociali a volte anche discutibili, ma soprattutto, e questa è stata la vera novità, un modo garbato e non provocatorio di porre questioni delicate e dibattute. Stiamo parlando della co-conduzione della serata di giovedì del festival di Sanremo fatta da Drusilla Foer, che con il suo monologo, ha voluto sottolineare una parola alla quale tutti, chi più e chi meno, si sono sentiti vicini: unicità, contrapposta alla parola diversità che implica qualcosa di comparativo. La Foer afferma: «Per comprendere la propria unicità e accettarla è necessario capire di che cosa è composta la nostra unicità. Di che cosa è fatta. Di che cosa siamo fatti noi». Non è sempre facile fermarsi a riflettere su noi stessi, qualcuno, più insicuro, vedrà solo i difetti; qualcun’ altro, più superbo, vedrà solo i pregi. Eppure i noi coesistono entrambi, un po’ come “yin e yang”, due forze che si bilanciano e che sorreggono il mondo e il nostro essere. «Solo comprendendo la nostra unicità potremo aprirci a quella dell’altro» dichiara Drusilla. Negli ultimi anni si sono trattati diversi ambiti dell’“unicità” e questi sono stati portati alla luce, cercando anche un dibattito parlamentare mai avvenuto. Se da una parte l’essere unici è stato accettato, ciò soprattutto dalle nuove generazioni, rimangono insiti nella nostra cultura pregiudizi che talvolta sfociano in violenza. Violenza verso qualcuno che non comprendiamo perché non sappiamo farlo o, molto più banalmente, per sfogare frustrazioni represse. Non sappiamo metterci nei panni degli altri, siamo troppo abituati a preoccuparci di noi stessi, dei nostri problemi, non vedendo chi magari non ha la voce per parlare dei propri. Chi ci rappresenta ai piani altri, troppo spesso, non si preoccupa dei bisogni di tutti facendosi solo gli affari suoi, tranne quando gli serve strumentalizzare questi argomenti per il proprio tornaconto.  Un popolo, una società, uno Stato è costituito da più parti, come un corpo secondo Menenio Agrippa, e ogni parte è importante per la crescita, lo sviluppo e la determinazione. Non ci si può dimenticare di una parte. Purtroppo noi di parti ne abbiamo dimenticate tante e ormai da anni, ma possiamo rimediare cambiando le cose, creando un domani più inclusivo, in modo che, l’unicità di tutti e di ciascuno, possa brillare.

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