Rete Nazionale Scuola in Presenza: Decisioni inaccettabili sulla scuola. Accanimento ingiustificato sui ragazzi over 12 anni, già stremati da isolamento e Dad

La Rete Nazionale Scuola in Presenza avendo avuto contezza delle prossime disposizioni sulla scuola, alza la voce e e chiede la fine di queste vere e proprie discriminazioni contro gli studenti in una lettera agli organi di governo

Questo il testo:

Anticipazioni comparse sulle testate giornalistiche indicano che il Consiglio dei Ministri, nuovamente ricorrendo
alla decretazione d’urgenza con D.L, ha deciso ieri di differenziare le regole sulla DaD e le quarantene,
distinguendole tra scuole secondarie e scuola primaria e dell’infanzia.
Di fronte alle richieste di semplificazione sollevate dalle famiglie in difficoltà e da notizie emerse dalle scuole
e dalle ASST – che non erano in grado di gestire le regole precedenti – il Governo ha nuovamente differenziato
le regole per la scuola, non tenendo conto delle evidenze epidemiologiche. Il Governo ha introdotto, infatti, da
un lato la distinzione tra vaccinati e non vaccinati in tutti gli ordini di scuola, e dall’altro, con una decisione
che appare gravissima, incomprensibile e del tutto ingiustificata alla luce dei dati nelle diverse fasce di età,
invece di inserire un protocollo uniforme, applica un protocollo che nelle scuole secondarie prevede la DAD
per i non vaccinati in presenza di due soli casi di positività, mentre nella scuola dell’infanzia e primaria la
DAD scatta per i non vaccinati solo quando vi siano cinque positivi in classe.
Come il Governo giustifica una misura del genere, che appare irragionevole e lesiva del diritto a una istruzione
finalmente continua per gli studenti delle scuole secondarie? Gli adolescenti sono stati fin dal principio bersaglio
delle politiche più restrittive: infatti registrano il numero più basso di frequenza scolastica durante la pandemia.
Non solo: attraverso l’introduzione del Green Pass prima e del Super Green Pass poi, è stato negato loro
l’accesso allo sport, ai luoghi di cultura e di aggregazione. Eppure queste sono esperienze necessarie per la
sana crescita dell’individuo, soprattutto in un’età in cui è fisiologico lasciare le mura domestiche e aprirsi al
mondo. Come dicono molti pedagogisti, abbiamo in maniera folle e sconsiderata invertito il loro ritmo di
crescita, chiudendoli nelle loro stanze. E questa nuova decisione del Governo va ancora in questo senso.
La rete Nazionale Scuola in Presenza ha già espresso forti critiche – sottolineando gli effetti nefasti della didattica
a distanza – nei confronti delle dichiarazioni emerse nei giorni scorsi da parte di un membro del CTS,
che negava la discriminazione per gli studenti che avessero deciso di non vaccinarsi, sulla base del fatto che
essi potrebbero continuare a fruire delle attività didattiche in DAD, riservando alla presenza chi è stato vaccinato
o i guariti. Sta passando il concetto che lo Stato assolverebbe alle sue funzioni di erogatore di servizi
essenziali, quale è la scuola, anche assicurando la Dad. Ma non è così: la Dad non è scuola.
La proposta della Rete Nazionale per l’aggiornamento dei protocolli scolastici, che rispecchia le posizioni
degli Stati in cui la scuola viene davvero ritenuta prioritaria per il Paese, è quella di prevedere l’isolamento per
quegli studenti sintomatici che siano risultati positivi al virus. In ogni ordine di scuola.
La misura che verrà introdotta nel prossimo Decreto legge, invece, spacca di fatto il mondo della scuola: discrimina
e penalizza gli studenti delle scuole secondarie rispetto a quelli delle scuole di ciclo inferiore, prevedendo
la didattica a distanza già al comparire del secondo caso di positività, e discrimina gli studenti non
vaccinati sani, insieme con quelli vaccinati con due dosi da più di 120 giorni, rispetto agli studenti vaccinati
da meno di 120 giorni, in ogni ordine di scuola. Per l’ennesima volta, il Ministero della Salute del Governo
Italiano, insieme con quello dell’Istruzione, anziché tenere conto dell’evidenza scientifica che vuole lo studente
sano in classe e solo chi è malato a casa, utilizza lo strumento della vaccinazione per applicare inaccettabili
distinzioni non validate da evidenza scientifica e, anzi, la contraddicono, visto il dato consolidato che il vaccino
non blocca la circolazione del virus.
Il ricorso alla DAD per tutta la classe ha caratterizzato, per le scuole secondarie superiori, tutto il corso degli
anni scolastici 2019-2020 e 2020-2021, e gli effetti di tale scellerata chiusura sono emersi sia nelle prove
Invalsi che nell’esplosione dei casi di disagio psichico accertato nel corso di quest’anno nella generazione
degli adolescenti. I reparti ospedalieri non sono pieni di studenti adolescenti ammalati di Covid ma piuttosto
di adolescenti che provano a togliersi la vita o a procurarsi ferite profonde, segnali di sofferenza con cui dobbiamo
fare i conti. Si osservano anche ripercussioni sull’aspetto del disagio sociale, con episodi di violenza
agìta da giovani e giovanissimi che sono al centro delle cronache in tutto il territorio nazionale e che non
potranno ancora a lungo non essere collegati ai danni causati delle politiche di chiusura e di didattica a distanza
intraprese, che tolgono speranza, ritmi certi e punti di riferimento, primo tra tutti la scuola con quella rete di
salvataggio sociale che essa costituisce.
Si pensava quindi che quest’anno tale fascia di età sarebbe stata tutelata alla pari della fascia dei più piccoli.
La decisione odierna di irrigidire le quarantene e di applicare estesamente la DID – ingestibile anche per gli
insegnanti – nella fascia 12-19 anni non ha invece alcuna ragione epidemiologica sostenibile.
La decisione appare irragionevole alla luce del principio di imparzialità e ragionevolezza dell’azione amministrativa.
Si tratta di un irrigidimento punitivo inaccettabile perché:
● La scuola è stata sin dall’inizio – e a prescindere dalle vaccinazioni – uno dei setting più sicuri e la
chiusura della stessa, di una parte o di intere classi, è immotivata senza un corretto bilanciamento da
effettuare rispetto al diritto all’istruzione, fortemente compresso in caso di didattica a distanza, come
ha ricordato il Consiglio di Stato ad aprile scorso, e rispetto alla tutela della salute anche psichica degli
adolescenti.
● Ancor meno è luogo da tenere chiuso ora, visti i rassicuranti dati sulle ospedalizzazioni in presenza
della nuova variante Omicron.
● Ancor meno è da ritenere insicura la frequenza delle scuole secondarie aperte alla fascia adolescenziale,
poco toccata, al pari della fascia dei più piccoli, dalle conseguenze gravi di malattia da covid-19
e quindi poco incidenti sui tassi di ricovero e di occupazione delle TI rispetto alla popolazione anziana.
● Ancor meno quindi rappresenta un luogo pericoloso la scuola secondaria, dove tutti gli studenti indossano
mascherine e si adottano misure di protezione da sempre rigide e rispettate (ed infatti la nota
tecnica ministeriale congiunta n.50079 di novembre ha affermato che si tratta di popolazione a basso
rischio di contagio), e dove i contagi, in base ai dati ufficiali ISS, nella fascia 12-19 sono perfettamente
sovrapponibili a quelli delle età inferiori. Alleghiamo il riferimento alle tabelle fornite da ISS reperibili
al link https://covid19.infn.it/iss/ – dalle quali emerge che:
a) il grafico della incidenza per età, normalizzata con il dato della popolazione, non evidenzia
differenze significative tra fasce d’età delle primarie e secondarie;
b) il grafico della media mobile a 7gg dei nuovi casi per fasce d’età nel tempo permette di
vedere che, selezionando le fasce 0-9 anni e 10-19 anni, dal 18 gennaio le due linee del grafico
sono perfettamente sovrapponibili, e non disegnano alcuna differenza nel numero dei contagi
Prevedere la didattica a distanza per una sola categoria di studenti, ovverosia la DiD, per i non vaccinati e
coloro che vengono ritenuti tali, ripropone con le stesse cadenze il tema del bilanciamento necessario tra misure
restrittive e tutela della salute anche psichica di quella categoria. Le misure restrittive devono essere adeguate,
necessarie e proporzionate e non inutilmente vessatorie.
Prevedere nelle secondarie la didattica a distanza per i non vaccinati in presenza di due soli casi positivi e
indipendentemente dalla positività e sintomatologia di chi viene posto in DiD non trova ad oggi alcuna giustificazione
sanitaria plausibile.
Prevedere un regime differenziato e più restrittivo per le scuole secondarie rispetto alla scuola primaria e
dell’infanzia, non avendo ragioni epidemiologiche a sostegno, rappresenta un abuso perpetrato nei confronti
della generazione degli adolescenti, già vessata dalle misure di chiusura che si sono avute nei due
anni passati.
La Rete Nazionale Scuola in Presenza intende continuare a opporsi e difendere i ragazzi da provvedimenti che
denotano lesioni dei loro diritti. Gli adolescenti sono stati chiamati la generazione dimenticata, e ancora una
volta il Governo mostra di non tenere in conto i bisogni di tutela particolari che ad essa fanno capo.
Tutti i ragazzi hanno diritto all’abolizione della Dad, all’abolizione delle quarantene per i non sintomatici
e a tamponi gratuiti soltanto per chi ha sintomi, per ogni ordine e grado, come avviene in tutti i Paesi
civili.
Le scuole secondarie devono avere gli stessi protocolli degli altri gradi scolastici perché mancano evidenze
che giustifichino una discriminazione in senso peggiorativo della fascia di studenti di età tra i 12
e i 19 anni.
La previsione della Dad per gli studenti non vaccinati – ai quali vengono equiparati i vaccinati da più di
quattro mesi – in presenza di due soli casi positivi in classe è una misura sproporzionata, irragionevole
e vessatoria.
I protocolli scolastici devono prevedere le stesse regole introdotte nella scuola dell’infanzia e primaria
per isolamenti e quarantene, indistintamente per tutti gli studenti di ogni ordine e grado, senza alcuna
penalizzazione delle secondarie, che già nei due anni passati hanno subìto periodi elevati di chiusura,
con effetti gravissimi sulla salute e l’istruzione di tale generazione.
In assenza di un ripensamento, adiremo i Tribunali internazionali per denunciare l’Italia per violazione
della Carta Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

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