Il retroscena: Draghi il vero Kingmaker

di Luigi Cerciello

Mattarella non ne vuole sapere e lo ha detto in tutte le salse. I partiti giocano ad inseguirsi e nello stallo in cui si trovano corrono da papà a chiedere aiuto e papà li sculaccia e gli dice vi aiuto ancora una volta ma dopo mi lasciate in pace e mi fate fare quello che devo fare.

 Si potrebbe descrivere semplicemente così il ricorso alle schede bianche e il susseguirsi delle udienze a Palazzo Chigi con il premier Draghi dei leaders di partito che escono dalla presidenza scuri in faccia e con dei laconici “NO COMMENT!”. Il Presidente del Consiglio, come Mattarella prima di lui, li ha lasciati giocare (non poteva fare altrimenti) sapendo che alla fine sarebbero venuti a dama e così è successo. Ora il boccino è in mano a lui (ma lo sanno solo gli addetti ai lavori). Purtroppo questa classe dirigente ha dimostrato ancora una volta di non avere il polso della situazione e di ridursi sempre all’ultimo momento anche per le situazioni più importanti e delicate ed a nulla sono valse le passate esperienze con i due governi Conte e la presa di posizione di Mattarella che ha portato a Draghi. I leaders non hanno il completo controllo dei gruppi parlamentari essendosi essi stessi messi in un “cul de sac” con l’approvazione di una legge, quella della diminuzione dei parlamentari, fatta nel momento peggiore e con i peggiori parlamentari che la repubblica abbia mai avuto, nullafacenti che si sono trovati miracolati a fare i parlamentari con retribuzioni da immobiliarista e privilegi che neanche sapevano esistessero ed ora ad un passo dal perdere tutto e pure senza vitalizio. Ovviamente il risultato non può che essere che un “fuggi fuggi” collettivo alla “si salvi chi può”, tutto largamente prevedibile. Ancora una volta “SuperDraghi” dovrà levare le castagne dal fuoco, a tutti (è l’Europa che lo chiede): come? Con un presidente del consiglio di suo gradimento ed egli stesso Primo Cittadino d’Italia? Lo scopriremo il 3 febbraio.

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