Il Risiko del Quirinale è iniziato nel più classico “stallo alla messicana”

e), il Brutto (Lega e FdI), Il Cattivo (Berlusconi FI)

di LUIGI CERCIELLO

Si affilano le spade si approntano gli stiletti: siamo ormai entrati nel pieno della Battaglia durissima della successione di Mattarella al Quirinale. Gli scenari di questa successione sono quanto mai imprevedibili perché mai come in questa elezione si intrecciano le aspirazioni e gli interessi non solo locali e nazionali ma anche transnazionali uniti ad una crisi mondiale. Basterebbe un “OBBEDISCO!” ma Mattarella non ne vuole sapere. Uscito assai provato da questo settennato (in particolare dagli ultimi 3 anni) L’età, i problemi di salute e forse anche “L’avere ormai le tasche piene” per non dire altro, di tutti questi partiti, ciò ha fatto sì che non ne voglia più sapere di fare il Presidente della Repubblica anche solo per un altro anno.  Figura fondamentale quella del Presidente della Repubblica, sottovalutata per decenni e creduta di mera rappresentanza fino alla comparsa di Francesco Cossiga: il presidente “Picconatore”.

Da allora ha acquisito una autorevolezza ed un timore reverenziale non indifferente autorevolezza che è cresciuta con il diminuire dello spessore dei politici e della politica, come a colmare le deficienze di una classe dirigente politica a detta degli stessi grandi vecchi della politica ormai priva dell’esperienza e del buon senso necessario per governare. Ecco quindi affacciarsi alla corsa del primo cittadino della Repubblica (il Pater Familias degli italiani) volti noti e meno noti, probabili ed improbabili ma tra tutti spicca il ruggito del vecchio leone (o del giaguaro o caimano se preferite): il Berlusca. Amato odiato, vezzeggiato maltrattato, figura controversa la sua ma indiscutibilmente da non sottovalutare. La sua “MISSION IMPOSSIBLE” questa volta è il Quirinale, in molti ci hanno provato in pochi ci sono riusciti e bisogna dare atto che “Berlusca” non è uno qualsiasi ed ha dimostrato di avere più vite dei gatti.

Nel frattempo tv e giornali, questa volta in maniera sottile non sfacciata, iniziano la loro opera di convincimento dell’opinione pubblica con varie trasmissioni con gli immancabili politologi, tuttologi che abilmente in maniera mascherata fanno opera delatoria nei confronti dei candidati non di loro gradimento. La verità è che “non ci possono passare”, abituati da sempre a vincere loro, che questa volta i numeri più alti per l’elezione del presidente siano a destra ed ecco quindi uscirsene con le teorie più strampalate come ad esempio che non si è mai visto un capo di partito anche presidente, cosa tra l’altro non vera perché il socialdemocratico Saragat (1964) fu l’uno e l’altro. Altra teoria che non regge e che sarebbe un presidente divisivo; domanda: ma i precedenti presidenti non sono stati eletti da una sola parte politica? Torna in mente Napolitano, il più noto (Comunista, stalinista) e lo stesso Mattarella. Inoltre parliamo dello stesso uomo divisivo che diede l’apporto determinante per la formazione dei governi Monti, Letta, Renzi e Draghi, tutti governi di “responsabilità nazionale” e certamente non di destra che altrimenti non sarebbero nati. Di sicuro c’è che la sua lunga avventura in questo mondo lo ha reso controverso chiacchierato, non uno stinco di santo, ma chi lo è? Guardiamo avanti. Ecco quindi la solita teoria che se è di sinistra è bravo bello e presidente di tutti se è di destra è brutto cattivo e di parte, manco più i bambini credono a queste favole, ma andiamo oltre.

Il problema di fondo è che la sinistra non ha né i numeri né un nome da poter presentare tale da riscuotere consensi tra le loro stesse fila prova ne è come detto l’opera mediatica per screditare l’avversario e non già per spingere un candidato di centro sinistra. Di contro la destra non salta dalla gioia per l’autocandidatura di Berlusconi (frena le mire espansionistiche dei due leader principali) ed ha un problema, ha nomi di qualità ma carenti di personalità politica e dietro l’angolo c’è lo spauracchio del voto anticipato che ha molti non piace. Di fatto Berlusconi è l’unico che può, per esperienza, notorietà e conoscenze internazionali porsi come il miglior candidato, nonostante il suo passato burrascoso e per il quale ha pagato dazio. Dalla sua Berlusconi ha incassato sostegni importanti a livello europeo (l’unico per ora) che sono quelli prima del segretario del PPE Antonio Lopez che in una intervista di Paolo Guzzanti su IL Giornale del 9 gennaio dice: “Non fatevi intimidire dagli atteggiamenti della sinistra. Con il Cavaliere al Quirinale e Draghi al governo il vostro Paese incrementerebbe la leadership internazionale” e poi di Manfred Weber capogruppo sempre del Ppe all’Europarlamento: “Penso che Silvio Berlusconi sarebbe un ottimo candidato per la presidenza della Repubblica“, ha aggiunto Weber. “Guiderebbe il paese nella giusta direzione, in una direzione pro europea. E per questo da un punto di vista europeo Berlusconi ha il totale sostegno della sua famiglia del Partito popolare europeo“; Un endorsement che data l’importanza che ha il governo europeo con i finanziamenti elargiti per i destini italiani non è assolutamente da sottovalutare. Appare chiaro con queste dichiarazioni che l’Europa preferisca Draghi a Palazzo Chigi e (forse) un po’ di meno Draghi) e questo, perdonatemi la licenza, dovrebbe bastare a chi si riempie sempre la bocca con la frase (Ce lo chiede l’Europa!)

Questa mossa ha spiazzato una sinistra italiana europeista, “ppeista”, che cerca disperatamente di convincere Mattarella a rimanere (non avendo di meglio) e che nel frattempo svia la corsa alla Presidenza della Repubblica su vecchi adagi come quello del presidente donna, tutto fa brodo pur di non far passare Berlusconi: uomo donna o altro, non vi sembra che l’importante siano le capacità politiche diplomatiche e l’esperienza a dover essere messe al primo posto? Ben venga poi se fosse donna o altro. Non si sottovaluti infine il fatto che l’attuale Parlamento è piuttosto “sciolto” perché c’è un cospicuo numero di deputati e senatori (in maggioranza ex grillini) che non risponde più a nessuno ( battezzati “peones”) che hanno a cuore solo due cose: non andare a votare ed essere riconfermati e per scongiurare queste ipotesi sono disposti a tutto.

Intanto il centro sinistra continua con la macchina mediatica sul perché del “No” a Berlusconi; il centro destra lo appoggia (ufficialmente) ma la verità e che sia gli uni che gli altri si trovano in stallo ed occupati a guerreggiare tra loro e dentro di loro mentre i sibillini gruppi minori come Italia Viva di Renzi e Coraggio Italia di Toti diventano l’ago della bilancia nel Risiko del Quirinale. Nel frattempo Berlusconi spiazza tutti e prosegue per la sua strada non dimenticando il proverbio che recita “Dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io”. In ogni caso il centro destra può dormire sonni tranquilli perché anche se l’ex cavaliere non ce la facesse i leaders del centro destra, pur se con qualche mal di pancia, avranno comunque dimostrato coerenza, correttezza e riconoscenza avendo dato la possibilità all’uomo che di fatto ha creato una nuova alternativa politica dopo la sciagura di “Mani Pulite” (che ha consegnato di fatto il Paese all’ex PCI), a colui che comunque vada contribuirà a mettere in campo all’occorrenza altri nomi di tutto rispetto per la Presidenza della Repubblica.

A meno di colpi di scena (una conferma di Mattarella o una molto farraginosa elezione di Draghi), rimane solo da aspettare il 3 febbraio: chi la spunterà?

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