“Il dubbio ce l’ho sulla casa di Babbo Natale, lì praticamente c’è qualcosa non va…”

di Brigida Vicinanza

Gli intrecci di “potere” e non solo: sulla vicenda scesero in campo già i consiglieri di opposizione, oggi si continua ad indagare sulla costituzione della società “Innova Salerno” creata pochi giorni prima dell’affidamento dell’area Salid da Alessandra Francese, compagna di Gianluca Izzo (tra i “vertici” coop San Matteo, sul quale sono state avviate altre indagini in merito all’audio whatsapp diffuso prima delle amministrative)

Tutti sapevano. O meglio, lo immaginavano. Delle modalità di affidamento di servizi, di bandi, di ciò che poteva succedere, di ciò che la macchina amministrativa salernitana nascondesse, ne erano (e sono?) tutti consapevoli. Ciò che ha portato alla luce l’ultimo terremoto giudiziario che ha colpito Palazzo di Città, è come una “polvere” che molti hanno provato a nascondere per anni sotto tappeti di promesse e illusioni di una città europea e all’avanguardia, con la regia sempre degli stessi (con qualche volto cambiato nel tempo) ma le modalità sempre uguali tra loro, come “copie di mille riassunti”, per dirla alla Bersani (Samuele). Dall’inchiesta coop che ha portato all’arresto dell’ex assessore alle politiche sociali di Palazzo Guerra Nino Savastano e al “ras” delle cooperative Fiorenzo Zoccola, fino ai mercatini e al villaggio di Babbo Natale, con uno sguardo (lontano ma non troppo) alle opere come il Crescent e Piazza della Libertà, all’interno di un cerchio magico (a volte vizioso) creato intorno al…ricatto del lavoro. Una sintesi, su cui indaga la Procura di Salerno dove si aprono cassetti, si riascoltano intercettazioni, conversazioni, si rivivono momenti che molti speravano potessero essere assopiti.

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