Zoccola, Trojan e casa di…appuntamento: Art. 21 della costituzione (salernitana)

di Brigida Vicinanza

Per chiudere il cerchio (magico) a questo punto ci volevano gli appuntamenti per entrare nella casa di “vetro” del Comune di Salerno. Così come per magia, apparirà un regolamento d’accesso per i giornalisti, che riceveranno un badge (ma ce lo fanno pure timbrare?) e potranno richiedere interviste o svolgere la propria “funzione” previa richiesta di ricevimento. La “trasparenza” a senso unico dell’attuale assessore Tringali (ex magistrato) è così trasparente che prima di farci accomodare probabilmente comincerà a mettere in ordine le scrivanie per non farci trovare la “casa in disordine”. Potrebbe essere una spiegazione, decisamente. Che ci sia polvere – a questo punto – è assodato e che non ci siano più tappeti che reggano, pure. Così a Palazzo Guerra i giornalisti si metteranno in fila, prenderanno il nu[1]merino e poi da “bravi amanuensi” potranno riportare ciò che (loro) dicono. “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere in… ansia”. Così – noi come tanti altri colleghi che ancora ci tengono alla loro schiena dritta – eviteremo gli attacchi di panico a qualcuno e abbandoneremo pass, badge e accrediti e continueremo a fare i giornalisti-giornalisti. La scorsa settimana qualcuno affermava che “da sempre l’accesso era regolamentato” a Palazzo Guerra, oggi invece ci consegnano la pettorina.

E probabilmente neanche a tutti, come da sempre succede in questa città, dove fare una domanda “scomoda” a volte ti preclude entrare negli ambienti che “contano”. E abbiamo contato spesso anche noi (fino a 100), pur di lavorare correttamente, nel rispetto di tutti e del ruolo di tutti e pur di non dare fastidio mai, arginando i fiumi in piena quando c’è stato da farlo e ascoltando e riportando qualsiasi iniziativa del Comune degna di nota. Potremmo scrivere quanto vogliamo, riflettere, autoinfliggerci verità e mischiarle con le giustificazioni in un cocktail letale di scuse e convinzioni, di comprensione che a volte vanno oltre i limiti dell’umano. Ma la verità è soltanto una: l’Articolo 21 della Costituzione italiana recita “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. A questo punto, due sono le cose: o l’ex magistrato (da uomo di Legge) non ricorda più alcune basi fondamentali della nostra costituzione oppure si agisce nell’incostituzionalità totale. Si badi bene: non si può essere soggetti ad alcuna autorizzazione. Saremo liberi dunque – come qualunque cittadino – di visitare la casa comunale quando vogliamo? O i giornalisti sono diversi dagli esseri umani? Fatto sta che le elezioni e le campagne elettorali sono finite, la stampa ha terminato – probabilmente – la sua utilità. Ma se si conosce un solo modus operandi in questa città, allora mi verrebbe da dire: “Noi per voi ci siamo sempre stati, adesso voi ci dovete essere per noi…”. Chissà se i “giornalisti-pass” hanno bisogno di tante dosi di vaccino prima di essere rilasciato, insieme a qualche perquisizione forse. Adesso sì che al Comune di Salerno le cose andranno meglio, è sempre colpa dei giornalisti… e così magicamente con la nostra assenza questa città diventerà davvero il modello (europeo) da seguire. Un po’ anticostituzionale, ma che importa: i panni sporchi si lavano in famiglia è vero, una famiglia di cui (per fortuna) noi non facciamo parte.

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