LETTERA APERTA ALL’ASSESSORE ALLA TRASPARENZA

di Donato Salzano*

Gentile Assessore, caro Claudio.

Augurarti semplicemente buon lavoro mi è sembrato una deminutio rispetto all’arduo incarico che hai pur voluto ricoprire in questo momento difficile per la città di Salerno. Un nostro contributo da sempre al governo della città invece a quelle tematiche della trasparenza, se vuoi al restituire diritto Universale alla Conoscenza e alla partecipazione democratica sempre più reale e sempre meno sostanziale, ci è sembrato, mi è sembrato più utile all’ingrato compito.

Il declino inesorabile dalle previsioni di legalità statutaria, la sua pluridecennale mancata, violata o disattesa attuazione sono un fatto noto ai più, ma percepito sempre più ai tanti. A cominciare da quegli istituti di partecipazione democratica (referendum consultivo, petizioni ed istanze al Sindaco) pur previsti dallo Statuto Comunale e negati ai salernitani dal 1991. Nel corso dei decenni le nostre continue lotte nonviolente, culminate nel 2010 con la bozza di regolamento “Maurizio Provenza” depositata agli atti della Commissione Statuto (Buonaiuto-Galdi), rimasta ahinoi purtroppo lettera morta.
Dopo un silenzio durato nove anni il Consiglio Comunale ha poi deliberato nel settembre 2019 il suo regolamento soltanto sotto la spada di damocle del commissario ad acta nominato del difensore civico regionale. Partorito il topolino, la delibera bocciata successivamente dalla sentenza del TAR n.00146/2020 del 28/01/2020 per rilievi d’illegittimità rispetto agli ex artt. 1,2,3 della Costituzione e del TUEL (Testo Unico Enti Locali), segnatamente al vincolo di cinque anni di residenza imposto ai cittadini aventi diritto dal regolamento consiliare. Sentenza passata in giudicato dopo venti mesi recepita e modificato dall’amministrazione il regolamento secondo i rilievi dei giudici amministrativi solo alla vigilia di questo voto con il contributo del mio sciopero della fame e di oltre 150 tra detenuti e i loro familiari, ex-detenuti, militanti Radicali e referendari.

Vedi in questi trent’anni non restano un caso isolato la mancata previsione statutaria di inalienabili diritti pur fondamentali per la vita democratica delle Istituzioni degli istituti di partecipazione.
La stessa sorte, lo stesso corto circuito viene destinato anche alla figura del “Garante delle persone private della libertà personale” che, se pur previsto dall’art.68 bis dello Statuto (tra gli unici tre casi in Italia insieme a Bologna e Pistoia), attende dall’ottobre 2012 il suo regolamento in Consiglio. Anche qui, nonostante le continue sollecitazioni all’ultima Commissione Statuto (Guerra-Gallo), siamo riusciti faticosamente a mettere all’ordine del giorno dell’ultima riunione della consigliatura la nostra proposta di regolamento ispirata all’affidabile modello bolognese.
Merita invece un caso a parte la mancata istituzione della Commissione Pari Opportunità, già la mai recepita legge n.125/1991 ne prevedeva la costituzione, ci si è invece limitati solo recentemente a dare una delega in Giunta. Ed infine, ma non per ultimo, da trent’anni il diritto ancora negato ai cittadini stranieri residenti in città per quanto attiene agli Istituti di partecipazione previsto dal lungimirante Statuto ben prima della sopraggiunta previsione di legge.

La vostra e tua visione o previsione di un “palazzo di vetro” come vedi è stridente rispetto ai documenti, agli atti, alle sentenze, alle proposte accantonate in questi anni che vanno invece verso un crinale pericolosamente illiberale, diametralmente opposto e contrario alla legge, necessita appunto per questo di dosi da subito massicce di rientro nella legalità.
Sai per Leonardo Sciascia “il tempo in questo Paese è come un orologio rotto”, anche per questa vicenda dalla irragionevole durata ho capito profondamente il senso temporale a cui alludeva lo scrittore di Racalmuto. Pensare poi gravissimo che tali atti, Statuto e Regolamenti, costituiscano l’ordinamento generale dello stesso Comune, della nostra Comunità. Diventa così patologia di un regime che divora bulimico le Istituzioni, lo Statuto, la legge e la Costituzione.
Ma fortunatamente per loro c’è chi in cinque giorni di lotta nonviolenza sugli Istituti di partecipazione democratica ha salvato il Consiglio Comunale da un trentennio d’inesorabile declino, scongiurato nuove “elezioni illegali” e con esse l’ennesima strage di diritto e dei diritti, che come sempre è strage di popoli.

*segretario Associazione Radicale “Maurizio Provenza”

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